Striscioni per la libertà. ECO – evadere comunicare opporsi

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L’idea di ECO nasce all’Edera Squat, vista la presenza in quartiere del carcere delle Vallette e la necessità di rompere il muro di incomunicabilità tra dentro e fuori: rompere l’isolamento, tessere una rete solidale con amici e parenti dei detenuti, fare controinformazione diffusa.

In questi giorni chi è rinchuso in carceri e cpr sta pagando il prezzo più pesante delle misure in risposta all’epidemia. In tutta Italia, i detenuti e i loro familiari si stanno mobilitando per ottenere l’amnistia. Non potendo essere fisicamente in piazza o di fronte alle carceri a sostenere le proteste, INVITIAMO TUTTI AD APPENDERE FUORI DAI PROPRI BALCONI UNO STRISCIONE CHE CHIEDA LA LIBERTA’ DI TUTTI I DETENUTI E TUTTE LE DETENUTE.

Stampa e, con le dovute precauzioni, condividi col tuo condominio!

eco:opuscolo in pdf già impostato per la stampa fronte/retro

L’invasione dei supermercati

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A Lucento, un quartiere ai limiti della città di Torino, gli investimenti di multinazionali della grande distribuzione stendono, come polipi, i propri tentacoli sul territorio.

Tre LIDL, un Carrefour, due Penny, un MD, due Eurospin, una Coop, un Pam, un Prestofresco, un IN’s Mercato nel raggio di 500metri o poco più.

È e sarà sempre più così, ovunque.

Perchè i supermercati hanno un ruolo preponderante nell’economia delle periferie torinesi?
Quali sono i costi sociali ed economici della continua apertura di nuovi supermercati e prezzi commerciali?
E quali invece i benefici ed i profitti, ma soprattutto chi ne gode?
Tra discount e centri commerciali, tra oneri di urbanizzazione e connivenze delle amministrazioni commerciali, l’invasione della grande distribuzioni sembra non avere freni.

SABATO 1 GIUGNO BICICLETTATA CONTRO L’INVASIONE DEI SUPERMERCATI – H14 PARCO DORA – (rimandata dal 25maggio causa maltempo).

Di seguito l’opuscolo presentato il 23 maggio.

 

L’invasione dei supermercati

L’invasione dei supermercati versione stampa

Bellavita – spunti non esaustivi e mai esausti

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La Bellavita è, di fatto, una pratica di condivisione.

Condivisione che va al di là del solo aspetto materiale: non si tratta solo di condividere cibi e bevande, non si tratta solo di non far girare soldi. Si possono scambiare idee, pensieri, proposte, o ancora conoscenze, capacità, esperienza, tempo…

Ciò che differenzia la Bellavita dagli atti spontanei di condivisione è la sua rivendicazione come atto politico: quel che ci si prepone di fare è mettere in condizione di sperimentare QUI E ORA l’autogestione non solo tra chi già la applica o sostiene, partecipando alla vita degli spazi occupati, ma anche a chi vi si affaccia a una serata, a una cena, un giorno a caso, per sbaglio, per desiderio, per bisogno. Che “autogestione” non sia solo una parola che ci timbriamo in fronte o scriviamo a caratteri cubitali ovunque. Che sia visibile e vivibile.

Cosa accadrebbe se, un giorno, entraste in panetteria con un sacco di farina e vi metteste a impastare per tutti? Certamente dopo un momento di sconcerto seguirebbe il ristabilimento dell’ordine: voi fuori, il panettiere di nuovo al “Suo” posto, qualche insulto, e una storiella divertente da raccontare al bar per combattere la noia. (E la farina chi la tiene?)

Ma torniamo a noi. Il primo passo per scoprire che esistono altre strade è il disorientamento:

Dov’è il bar? Chi è il promoter?” (cit.)

Poi si realizza che può esistere una serata senza baristi e clienti (sorvoliamo sul promoter): la Bellavita infatti annienta la logica di venditore/compratore o di erogatore/fruitore di un servizio.

E ci si prende gusto.

Pian piano si insinua nella testa la possibilità di pensare ad altro: un modo di vivere differente, una riunione senza capo ed esecutori, un collettivo senza chi fa la mente e chi fa il braccio, una casa senza proprietario e affittuari…

La Bellavita non nasce dal nulla, ma parte da una critica dell’esistente. La contrapposizione tra la condivisione spontanea, ma voluta e cercata, e il tempo e la forza lavoro venduti per un salario, infatti, è forte.

E proprio perché è così incomprensibile per sua maestà il Capitalismo, la Bellavita è una pratica che ci sembra opportuno portare avanti cercandone un possibile adattamento al terzo millennio, pur consapevoli delle contraddizioni (spesso si condivide ciò che si è appena comprato al supermercato, spesso si finisce comunque per andare a lavorare, non si esplicita abbastanza la rivendicazione politica di questa pratica, e poi finisce la birra, qualcuno piscia sui muri e il giorno dopo tocca comunque pulire).

Per quante parole più o meno approfondite si possano spendere sull’argomento, è fondamentale la pratica. Guardati intorno. Proviamo su noi stessi.